Caffè San Marco, un’arca di Noè per studenti, scacchisti, letterati, anziani grintosi, geni incompresi…

Claudio Magris

“Il San Marco è un arca di Noè, dove c’è posto, senza precedenze né esclusioni, per tutti, per ogni coppia che cerchi rifugio quando fuori piove forte e anche per gli spaiati.”

Così Claudio Magris, scrittore, germanista, fine intellettuale triestino, assiduo frequentatore del caffè, nel primo capitolo del suo libro Microcosmi (1997), dedicato proprio al Caffè San Marco.

Il racconto dell’autore coglie in maniera straordinaria il reale significato del San Marco non solo per la storia di Trieste, ma anche nell’atmosfera che ne caratterizza gli spazi.

Claudio Magris

“Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà. Vecchi capitani di lungo corso, studenti che preparano esami e studiano manovre amorose, scacchisti insensibili a ciò che succede loro intorno, turisti tedeschi incuriositi dalle piccole targhe dedicate a piccole e grandi glorie letterarie già assidue a quei tavoli, silenziosi lettori di giornali, combriccole festose inclini alla birra bavarese o al verduzzo, anziani grintosi che deprecano la nequizia dei tempi, saccenti contestatori, geni incompresi, qualche yuppie imbecille, tappi che saltano come salve d’onore, specie quando il dottor Bradaschia, già diffidato per vari millantati crediti -fra i quali pure il titolo di laurea- e interdetto dal tribunale, offre imperterrito da bere a chi gli sta intorno o gli passa davanti, dicendo al cameriere, in un tono che non ammette replica, di segnarglielo sul conto.”

veduta del caffè dall'ingresso

Il racconto di Claudio Magris è segnato da uno spaccato sociale e storico che coinvolge alcuni dei personaggi più importanti della cultura triestina, come per esempio Giorgio Voghera, “ipotizzato autore del “Segreto”, sgradevole e incantevole capolavoro, accanita e struggente geometria della rinuncia, un libro scritto contro la vita che ne fa balenare tutta la seduzione.” Al tavolo di Voghera circolava il dattiloscritto delle memorie del cugino Giuseppe Fano. Commerciante prima della grande guerra, Giuseppe Fano, direttore del comitato italiano per l’assistenza agli emigranti ebrei, aveva organizzato le navi per i viaggi in Palestina. Non a caso Trieste era chiamata la Porta di Sion.

Tutto molto triestino, ma c’è spazio anche per la storia dello scrittore argentino, di origine istriane, Juan Octavio Prenz, autore del romanzo Fabula de Inocencio Onesto, el Degollado, “storia grottesca e surreale che viene intessuta e dissolta dalle voci che s’incrociano, si sovrappongono, s’allontanano e si disperdono.”

Spazio anche agli anedotti più leggeri, come quello relativo al signor Schönhut, assistente del Tempio Istraelitico adiacente, che, sotto una forte pioggia, si domandava il senso del Diluvio universale, il cui avvento purificatore non era servito ad evitare i successivi “macelli e crudeltà a non finire.”

La tesi di fondo dello scrittore emerge chiaramente. Il San Marco è un vero caffè proprio per la sua attitudine a raccogliere tutte le specie, come un’arca di Noè. Un “porto di mare” dove va in scena lo spaccato di una città intera. Questa la vera anima del Caffè San Marco.

l'esterno all'angolo tra via Battisti e via Donizetti

Inaugurato nel 1914 su iniziativa di Marco Lovrinovich, il San Marco apre alla vigilia della grande guerra in un clima complesso. Al centro di via Battisti, l’allora Corsia Stadion, dietro il più grande Tempio Israelitico dell’Europa occidentale, a due passi dal teatro Politeama Rossetti e da viale XX Settembre, da dove i giovani irredentisti iniziavano le loro manifestazioni antiaustriache, al centro di quello che il poeta Biagio Marin definisce “salotto cittadino”, luogo delle passeggiate e dello svago della borghesia triestina, il Caffè San Marco sin da subito si connota per le sue simpatie filo-italiane.

Il leone di San Marco con, a lato, i simboli dei fasci rimossi

Tra gli stucchi e le decorazioni floreali in stile Secessione viennese, campeggia il leone di San Marco, simbolo di italianità, e infatti il Caffè diventa ben presto il laboratorio di passaporti falsi per i patrioti antiaustriaci che volevano scappare in Italia, magari per evitare l’arruolamento nell’esercito austoungarico. Non a caso il 23 maggio del 1915, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, il Caffè venne devastato dalla “sbirraglia austriaca”.

Ma il San Marco torna ad essere un luogo importante nella storia cittadina anche dopo la grande guerra e ciò è testimoniato dalla targa che ne ricorda gli ospiti più illustri, nonché dai ritratti di alcuni di loro appesi alle pareti. Il tutto immerso nella decorazione Liberty con foglie di caffè e dalle tele alle pareti raffiguranti le maschere del carnevale veneziano, quelle che mostrano i fiumi italiani, istriani e dalmati che sboccano in Adriatico e le marine e le lagune del pittore Flumiani.

Uno scenario suggestivo, testimoniato dalle numerose pellicole cinematografiche ambientate tra le sue sale, a partire da Seniltà, il film di Mauro Bolognini tratto dall’omonimo romanzo di Italo Svevo. Un set cinematografico di enorme valore scenografico, ma anche storico. Una delle poche testimonianze rimaste in città di quella stagione dei caffè che, a cavallo tra fine 800 e inizio 900, ha caratterizzato in maniera analoga Trieste e Vienna.

Il bancone Secession della falegnameria Cante con la macchina da caffè Elektra

Altissima qualità del caffè e della pasticceria, anima letteraria e scacchistica, centro culturale e di ritrovo delle associazioni, sono ancora oggi, dopo il passaggio alla gestione di Alexandros Delithanassis nel 2013, le caratteristiche principali di questo bellissimo caffè triestino.

A partire dal caffè stesso, acquistato crudo e fatto torrefare appositamente per la miscela originale del Caffè San Marco, che è disponibile anche in vendita. Una qualità sopraffina, che alcune trasmissioni televisive come Linea Verde o Report hanno colto con interesse e trasmesso a livello nazionale. Non solo caffè però, anche le miscele di tè non sono affatto industriali, ma appositamente scelte dai gestori. Una ricerca costante nella qualità delle materie prime, a cui si associa un’indipendenza dai meccanismi più perversi della distribuzione industriale.

Inoltre, nella miglior tradizione dei caffè triestini e viennesi, di grande importanza la pasticceria con i dolci tipici e di stagione, nonché la cucina che reinterpreta la tradizione come nel caso della San Marco Schnitzel, una rivisitazione moderna della Wiener Schnitzel con l’aggiunta di un po’ di caffè nell’impanatura.

Queste le caratteristiche principali della nuova gestione del Caffè San Marco, nel solco della tradizione. Una tradizione rispettata nel profondo, ma anche, dove possibile, innovata. E’ il caso per esempio della rimozione delle tende per far spazio alla luce naturale ed alla trasparenza tra interno ed esterno. Un’innovazione piccola ma significativa che Alexandros rivendica con orgoglio.

Ulteriore novità, grazie al nuovo piano del traffico del Comune è data dalla chiusura di via Donizetti che, oltre a restituire dignità all’ingresso principale del Tempio Israelitico adiacente, ha consentito al Caffè di approfittare di una terrazza esterna.

Last but not least, l’introduzione della libreria all’interno del locale.

La zona libreria

Per un caffè come il San Marco, dove la letteratura è sempre stata di casa, potrà sembrare un naturale sviluppo. In realtà l’introduzione della libreria rappresenta anche la continuità con la precedente attività di Alexandros e di suo padre Asterios.

Infatti, oltre alla libreria aperta proprio in via Donizzetti anni addietro, i Delithanassis sono da tempo impegnati nella casa editrice Asterios, una piccola azienda distribuita su tutto il territorio nazionale.

Attenta ai temi sociologici, politici e filosofici, la casa editrice Asterios si interessa di globalizzazione, crisi globale, anti-politica, bioetica, immigrazione, mutamenti climatici, integralismo, etc, insomma di quei “fenomeni inquietanti che necessitano di nuovi schemi di pensiero. Fortemente legata alla Grecia, paese d’origine dei Delithanassis, hanno per esempio recentemente pubblicato alcuni testi di Yanis Varoufakis, l’economista ministro delle finanze della Grecia nel Governo Tsipras.

Il bancone del bar

Tradizione ed atmosfera fin de siècle, qualità del prodotto e dell’offerta, luogo di ritrovo delle numerose associazioni culturali che caratterizzano la città e profondo rapporto con la letteratura attraverso sia la libreria che la casa editrice, ecco le caratteristiche principali di un locale storico, il Caffè San Marco, non solo suggestivo per il suo passato e per i meravigliosi arredi in stile Secessione viennese, ma anche solidamente proiettato nel futuro.

GALLERIA IMMAGINI
la sala su via Battisti
scorcio
uno dei tavoli
le maschere del carnevale veneziano
il pianoforte in fondo alla sala
la saletta eventi con i dipinti del leone di San Marco e del carnevale veneziano
uno dei medaglioni tra le decorazioni in foglie di caffè e le scacchiere per gli appassionati

 

INFORMAZIONI
Caffè San Marco
Via Battisti 18, Trieste

tel. +39 040 2606091
info@caffesanmarcotireste.com
www.caffesanmarcotrieste.eu


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