• Chiesa Anglicana (1830)

    Giacomo Fumis

Chiesa anglicana… colonia inglese e “Borahall”

La chiesa anglicana di via San Michele, esempio rigoroso di architettura neoclassica, è il simbolo di una delle tante comunità che sono giunte a Trieste all’epoca del boom economico del porto.

Con la proclamazione del Porto Franco di Trieste nel 1719 e i programmi imperiali di sviluppo della città, giungono a Trieste molte comunità, tra cui le più note sono quelle dei Greci, dei Serbi e degli Armeni. I luoghi di culto che via via vengono edificati e sono ancora presenti, ne sono la chiara testimonianza. La loro collocazione, dimensione e caratteristiche architettoniche aggiungono ulteriori spunti di riflessione.

Per esempio, se le principali chiese ortodosse, quella greca di San Nicolò e quella serba di San Spiridione vengono costruite nell’ambito del Borgo Teresiano, il quartiere nuovo progettato e costruito a partire dalla metà del 1700 dove si concentravano le attività e le abitazioni dei commercianti greci e serbi (due esempi per tutti: palazzo Carciotticasa Gopcevich), la chiesa anglicana viene invece edificata nella zona di San Vito, dove si istallò la comunità britannica.

Se la collocazione della chiesa anglicana ci aiuta a collocare la zona di residenza di una comunità, la dimensione ce ne suggerisce la consistenza. Evidentemente la comunità britannica non era di grande dimensione, però era sicuramente importante. Infatti le residenze dei britannici erano delle ville, rinomate in città non solo per l’eleganza dell’architettura, ma anche per la bellezza dei loro giardini, molto curati e spesso arricchiti da piante esotiche.

Silvio Rutteri nel suo libro “Trieste, spunti dal suo passato” racconta della villa di George Moore, che usava chiamare il suo possedimento “Borahall”, in quanto in piena battuta del vento di Bora. Nel suo giardino coltivava la passione per le piante rare, nella sua villa dagli interni sobri coltivava invece il piacere della cultura e dei convegni intellettuali. Fu lui che si mise a capo della colonia inglese per i festeggiamenti al contrammiraglio Horatio Nelson, in visita a Trieste nel 1800.

Villa Moore

Villa Moore

Altri esponenti della comunità britannica collocarono la loro residenza sul colle di San Vito, come John Borland, che aprì un viale alberato che il Municipio trasformò poi in Passeggio Sant’Andrea, luogo delle passeggiate fuori porta dei triestini. Oppure ancora Nicolò Conte d’Hamilton, che costruì la prima ghiacciaia di Trieste.

Le case degli inglesi

Le case degli inglesi

Non solo inglesi ricchi e importanti a Trieste. Per i meno facoltosi, proprio a monte della chiesa anglicana, venne edificata, secondo il modello delle case inglesi a schiera con camera d’affitto inclusa per produrre un po’ di reddito aggiuntivo, quella schiera che Biagio Marin descrive così:

Biagio Marin

“casette a un solo piano, con le finestre basse, dipinte di un bianco che ormai ha il grigiore delle selci”

 

Tempietto anglicano

La chiesetta anglicana

Frutto di un autotassazione delle famiglie inglesi, la chiesa anglicana fu costrito nel 1830 su progetto di Giacomo Fumis, dopo che l’Imperatore Francesco I nel 1821 concedesse la possibilità di costruire una chiesa. Ha vissuto alterne vicende: nel 1945 divenne “Garrison church” (chiesa della guarnigione), successivamente fu sede della British Legion e poi dipese dalla Diocesi di Gibilterra. Nel 1985 fu donata al Comune di Trieste che la restaurò trasformandola in Cappella Civica. Oggi ospita la Christ Church di Trieste, con servizi in lingua inglese.

La facciata

La facciata

Il modello d’ispirazione è il tempio greco in antis, costituito cioè da una cella i cui muri laterali sono prolungati a delimitare un pronao il cui frontone è sostenuto da due colonne. Il modello antico è reinterpretato con l’aggiunta di due vani laterali, in uno dei quali è alloggiata una scala. Le paraste sulla facciata e il frontone aggettante connotano ulteriormente la facciata dell’edificio.


MAPPA

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