Il grande salotto cittadino, un nuovo itinerario di ScopriTrieste

Talvolta solo un grande poeta è in grado di riassumere in un’unica frase una molteplicità di significati. E’ il caso del poeta Biagio Marin che, nel suo libro “Strade e Rive di Trieste”, definisce viale XX Settembre “grande salotto cittadino”. Quando abbiamo iniziato a preparare questo nuovo itinerario di ScopriTrieste non abbiamo potuto fare a meno di ricorrere a questa definizione, in grado di riassumere in un unico titolo i molteplici livelli di lettura di questa porzione di città.

In realtà, con questa definizione intendiamo individuare una parte di Trieste un po’ più ampia, che comprende un tratto dell’attuale via Battisti, alcune strade limitrofe e soprattutto il Giardino Pubblico Muzio de Tommasini, vero apice di questo itinerario.

Un itinerario che intende raccontare quella parte di città che ha sempre rappresentato il luogo preferito delle passeggiate fuori porta, tra gli alberi, gli orti e i giardini. Sin dai primi anni dell’800, quando Domenico Rossetti costruì la sua casa di campagna donando alla città un bellissimo viale alberato, questa passeggiata è stata sinonimo di relax, di cesura dalle giornate lavorative, occasione di svago nei caffè, nelle birrerie e nel teatro.

Ancor oggi, a due secoli di distanza, il Viale XX Settembre e il Giardino Pubblico, ormai al centro della città e non più ai suoi margini, rimangono i luoghi preferiti delle prime passeggiate primaverili, delle gelaterie e dei cinema. Il carattere originale è rimasto, un vero e proprio salotto urbano dove bere caffè con gli amici e magari parlare di politica, leggere un libro oppure un giornale, assistere ad uno spettacolo… tutte attività che si possono svolgere anche all’interno del proprio salotto, ma questo è urbano, è di tutti, è cittadino. Ecco allora dimostrata la validità ancora attuale della definizione di Biagio Marin!

L’itinerario parte dai Portici di Chiozza, importanti per diversi motivi. Qua finiva la città settecentesca e iniziava la campagna, ma qua c’era anche uno dei caffè in cui si riunivano i circoli irredentisti che agognavano l’annessione al Regno d’Italia. I Portici di Chiozza erano il limite che l’esercito austriaco aveva stabilito per impedire che le manifestazioni degli irredentisti raggiungessero  il centro politico della città, cioè l’odierna Piazza Unità d’Italia. Un luogo storicamente importante, rappresentato dal palazzo Chiozza (1925-1926) sulle cui facciate, con alcuni bassorilievi e un epigrafe di Silvio Benco, si ricordano questi importanti momenti della storia cittadina.

Si risale poi il viale alberato per poi deviare verso il Caffè San Marco, altro locale storico in cui si riunivano i giovani irredentisti e rimasto pressoché inalterato dal 1914, per raggiungere poi il Giardino Pubblico Muzio de Tommasini. Lì, oltre alla bellezza del giardino, si può raccontare la storia della città attraverso i busti e le erme dei suoi personaggi più importanti, gli scrittori, gli artisti, i cittadini illustri.

Dal giardino si raggiunge il Teatro Politeama Rossetti, un altro luogo simbolo dell’irredentismo, quando al termine degli spettacoli iniziavano le manifestazioni per l’italianità, ma anche il motore dello sviluppo urbano dell’area. Attraverso la sua costruzione la macchina imprenditoriale stimolava la valorizzazione dei terreni circostanti e la loro trasformazione da zona periferica in città vera e propria.

Infine alcuni esempi interessanti di architettura eclettica e liberty che sono la conseguenza di questa speculazione, fino a raggiungere uno degli appartamenti dove visse James Joyce in via Scussa, un inquilino illustre di questa trasformazione.

In breve “il grande salotto cittadino” si configura come un itinerario nella città che nasconde molteplici livelli di lettura, dalla città del lavoro a quella dello svago e del tempo libero, i circoli irredentisti e la “galleria civica” a cielo aperto del Giardino Pubblico, i meccanismi della speculazione edilizia tardo ottocentesca e le sue conseguenze.


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