• Narodni Dom (1902-1904)

    Max Fabiani

Hotel Balkan, primo centro polifunzionale d’Europa

La facciata principale del Narodni Dom

La facciata principale del Narodni Dom

Hotel Balkan non è il titolo di un film di Kosturica, ma il nome di un palazzo che a prima vista sembra semplice e sobrio, ma che in realtà nasconde una storia importante, sia politica che architettonica.

Infatti l’Hotel Balkan era solo una parte di quel grande complesso polifunzionale, centro della vita culturale, civile e politica della comunità slovena a Trieste, dove trovavano ospitalità anche caffè, ristoranti, una palestra, un teatro con galleria e molti appartamenti.

Costruito nel 1904 su progetto di Max Fabiani, architetto formato a Vienna e pensatore poliedrico, il Narodni Dom – casa nazionale o della cultura – rappresentò, nei suoi pochi e turbolenti anni di vita, il primo edificio comunitario laico presente a Trieste.

Un centro laico che funzionò fino al 1920, quando a seguito di una manifestazione di protesta per l’uccisione di alcuni marinai italiani per mano Croata a Spalato, un gruppo di neonati fascisti si diresse minaccioso da Piazza Unità al Narodni Dom.

Lì, il 13 luglio, successe la tragedia: il racconto è controverso, c’è chi disse che una bomba fu lanciata dall’interno, chi che l’assalto fu spontaneo, fatto sta che l’esercito si unì ai manifestanti e un devastante incendio causò un morto e la devastazione del complesso, mentre i manifestanti impedivano ai pompieri di intervenire. Racconta Giani Stuparich in “Trieste nei miei ricordi”:

Giani Stuparich, Trieste nei miei ricordi

“La piazza era per un gran tratto deserta, il calore delle fiamme e la caduta dei tizzoni tenendo in giro scostata la folla; il massiccio edificio di sei piani dell’Hotel Balkan non era più se non una vuota cornice di muri maestri alle fiamme spettacolose che da terra salivano ruggendo e serpeggiando verso il cielo.”

Una tappa storica dolorosa del rapporto tra comunità slovena e nazionalisti italiani, esito di un percorso iniziato nell’800 con la nascita del nazionalismo in Europa, l’irredentismo italiano fino alla Grande Guerra e la dissoluzione degli ultimi stati sovranazionali, e contemporaneamente prodroma di nuove tragedie come la nascita della componente giuliana del fascismo italiano alla vigilia di una nuova spaventosa tragedia, quella della seconda guerra mondiale.

Quello che rimane oggi dell’Hotel Balkan originale sono solamente le facciate risparmiate dal fuoco. Nel 1927 fu oggetto di un primo restauro che lo trasformò in Hotel Regina. Poi nel 1976, acquisito dalla Regione Friuli Venezia Giulia, divenne l’attuale Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori.

Sezione trasversale

Sezione trasversale

Il progetto originale fu l’esito di un concorso ad inviti a cui parteciparono anche Fellner & Helmer di Vienna, nonché un altro importante architetto della vicina Lubiana, quel Jože Plečnik che, con i Tre ponti, il mercato sul fiume, la biblioteca universitaria e tante altre opere ha dato vita all’immagine dell’architettura slovena.

L’edificio proposto da Max Fabiani ricalca invece il suo usuale modo di lavorare: un’architettura attenta al luogo e alle sue tradizioni, ma che accoglie la piena modernità. Non solo in termini tecnici, come la copertura apribile del teatro e le prime camere d’hotel con bagno incluso, ma anche architettoniche.

A partire dalle facciate dell’edificio, formate da un basamento in pietra bianca su cui insiste una facciata in mattoni decorata a losanghe  hanno diversi legami con l’architettura italiana. Simile decorazione a losanghe in facciata è presente nel Palazzo Ducale di Venezia, ma anche in Palazzo Farnese di Michelangelo a Roma.

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Hotel Balkan – Palazzo Ducale di Venezia – Palazzo Farnese a Roma

Inoltre le fondamenta su cui poggia l’Hotel Balkan sono costituite da quel fitto sistema di pali di legno tipico del costruire a Venezia, in grado perciò di adattarsi bene al molle terreno su cui precedentemente insistevano le saline di Trieste.

Un edificio di aspetto veneziano, dove però l’uso della pietra è un alternarsi di spigoli morbidi e netti, dove le finestre sono dei semplici rettangoli senza gerarchie nei diversi piani e dove il rivestimento in laterizio non corrisponde alla scansione delle aperture. Ed è là che Giulio Polita, uno dei nostri esperti dell’Associazione, vede la manifestazione della modernità in Max Fabiani, dove egli abbandona il rigore che gli è proprio per suggerire uno “scarto”, tipico dell’industria tessile, delle nuove modalità di costruire le cose.

D’altra parte, nelle facciate laterali, questa corrispondenza c’è e questo dimostra l’intenzionalità dell’atto. Inoltre Max Fabiani è stato sempre innovativo nel trattamento delle facciate, come nella sede della Portois & Fix a Vienna, dove una splendida cortina di mattonelle di ceramica colorate riflette la luce del sole, smaterializzandone la facciata.

Portois

Casa Portois&Fix – casa Bartoli

Un altro esempio è Casa Bartoli in Piazza della Borsa a Trieste, dove Max Fabiani fu costretto a presentare tre diverse versioni del prospetto, aggiungendo alla fine delle decorazioni floreali per addolcire la durezza e modernità della facciata.

Forse allora non è azzardato affermare che l’Hotel Balkan può essere considerato uno degli edifici più importanti di Trieste, sia in quanto primo centro polifunzionale d’Europa sia come unico edificio sottilmente innovativo e moderno nel disegno delle facciate.

GALLERIA IMMAGINI
l’edificio nel suo complesso
l’Hotel Balkan coperto dall’edificio ex Saima (1925)
dettaglio del basamento in pietra
l’ingresso originale con le vetrate di Kolo Moser

 

MAPPA ITINERARIO LA GRANDE TRIESTE

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