Trieste anni ’30, il nuovo itinerario di ScopriTrieste

Siamo negli anni ’30, la grande guerra è terminata da una decina d’anni, l’impero Austro-Ungarico non esiste più e Trieste è italiana per la prima volta. Il disegno politico degli irredentisti si è compiuto, eppure le cose non sono così semplici.

L’Italia esce malconcia dalla sanguinosa guerra, non ottiene tutti i territori che si aspettava e le ferite di quella che D’Annunzio chiama la “vittoria mutilata” presto porteranno altre tragedie. A Trieste i fasci di combattimento nascono già nel 1919 – si parla di fascismo di confine – e nel 1920 le tensioni tra italiani e slavi inducono i fascisti ad incendiare il Narodni Dom, il centro culturale sloveno.

Intanto in Italia la tensione aumenta, nel 1922 avviene la Marcia su Roma, Mussolini diventa presidente del consiglio e rapidamente si afferma il fascismo. Gli avvenimenti corrono veloci, il fascismo afferma sempre di più il suo potere attraverso le restrizioni delle libertà politiche e civili della popolazione e la trasformazione del territorio. Bonifiche, infrastrutture stradali e civili, interventi drastici di risanamento delle città, tutta l’Italia ne viene interessata.

Trieste, la “città redenta”, è tra quelle più toccate: sventramenti del centro storico di epoca medioevale, nuove arterie stradali e infrastrutture civili accompagnano il nuovo piano regolatore della città. Tre le operazioni maggiori a Trieste: la sistemazione del centro storico con la costruzione della casa del fascio e di altri palazzi, la ridefinizione dell’asse viario principale della città (l’asse via Carducci-Viale Sonnino, ora D’Annunzio) e la creazione del quartiere Oberdan.

 

Casa del Combattente, 1929-1934

Casa del Combattente, 1929-1934

Per questo primo itinerario sugli anni ’30 abbiamo scelto il quartiere Oberdan, sia per questioni cronologiche – è il primo degli interventi previsti – sia per le sue caratteristiche storiche e simboliche. Il quartiere infatti sorge sul sito in cui erano collocate le caserme austriache, l’odiato simbolo del potere Austro-ungarico, nonché il luogo dove venne incarcerato l’irredentista Guglielmo Oberdan prima di essere giustiziato. La sua cella è l’unica parte del complesso che venne conservata, per essere poi inglobata nel monumento della Casa del Combattente.

Ma a due passi da Piazza Oberdan c’è proprio il Narodni Dom, il centro comunitario sloveno incendiato dai fascisti nel 1920. La vergogna venne nascosta da Palazzo Saima, costruito nel 1926 ad imitazione del prospiciente Palazzo Vianello, uno degli edifici più interessanti dell’eclettismo triestino, istituto bancario di matrice cooperativa comunale, e quindi italiana, in netta contrapposizione con il potere finanziario austriaco. Forse non è un caso allora che la statua del leone soprastante Palazzo Vianello distolga lo sguardo dalle caserme austriache per volgerlo, minacciosamente, verso il Narodni Dom

Nuova porta della città, il quartiere Oberdan doveva anche inquadrare il nuovo Palazzo di Giustizia, voluto dall’Impero Austriaco, rivisto in chiave italiana e inaugurato nel 1934, poi comando nazista dal 1943 fino alla fine della seconda guerra mondiale.

L’itinerario su Trieste anni ’30 è breve, ma travagliato ed intenso. I simboli del nuovo stato italiano sulle ceneri dell’Impero Austro-Ungarico sono solo uno degli aspetti trattati. A livello architettonico assistiamo a diverse esperienze, dal tardo eclettismo del Palazzo di Giustizia al monumentalismo classico dei palazzi Saima, INA e Telve, ad alcuni accenni di modernismo nella Casa del Combattente e di razionalismo nel palazzo della RAS, nelle case Ghira e nel nuovo Liceo-Ginnasio Dante Alighieri. 

Infine il rifugio antiaereo costruito dai tedeschi, la Kleine Berlin, una infrastruttura che si discosta completamente dalle gallerie costruite dagli italiani, sia per caratteristiche planimetriche sia per tecnica costruttiva. Non è facile da visitare, solamente ogni ultimo venerdì del mese dalle 20 alle 22.30 e minimamente preparati nell’abbigliamento, ma merita farlo per concludere questo itinerario breve, ma pieno di contenuti.

 


MAPPA

1 Commento

  1. l alabarda di S.Sergio , divenuta emblema di Trieste, in ferro battuto su piedistallo dorato di stile gotico; secondo la leggenda essa cadde miracolosamente nel foro della citta l 8 ottobre 303, allorche il santo soldato fu martirizzato in Siria. La tradizione vuole che l arma-reliquia non tolleri ne la ruggine ne la doratura.

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