• Gruppo allegorico della Romanità (1929)

    Marcello Mascherini

Mascherini in piazza Oberdan, una galleria d’arte a cielo aperto

Nella maggior parte delle città italiane è facile imbattersi in un monumento dedicato a Garibaldi, oppure a Mazzini o magari, ancora, a Cavour… insomma a quei padri del Risorgimento Italiano che la patria decise di celebrare attraverso l’erezione di statue nelle maggiori piazze del paese. Diverso il caso di Trieste, che nell’Ottocento è ancora parte integrante dell’Impero Austroungarico, dove i monumenti spesso diventano simbolo di discordia e di contrasto. Due esempi per tutti: il monumento che celebrava i 500 anni della Dedizione all’Austria (1882) distrutto dagli italiani nel 1918 e quello di Verdi, il cui naso venne frantumato dagli austriaci e la cui statua venne rifatta in bronzo qualche anno dopo. Con l’arrivo dell’Italia e, soprattutto, con quello del fascismo, si cerca di recuperare questo deficit ed è allora che uno degli scultori più in voga del momento, Marcello Mascherini, ha l’occasione di lasciare un segno tangibile della sua opera in città. Mascherini, udinese di nascita, ma triestino per formazione, inizia ad affermarsi in Italia proprio durante il fascismo fino ad essere salutato nel 1938 come la rivelazione della giovane scultura italiana. Personaggio importante Mascherini, la cui parabola artistica sarà inizialmente legata al Regime per proseguire ed affermarsi anche da livello non solo italiano, ma anche internazionale. Oltre alla ricerca artistica personale, Mascherini si dedica fin da subito anche alla produzione di monumenti funebri e pubblici. Una produzione che inizia negli anni venti, per concludersi all’inizio degli anni ottanta attraverso diverse fasi artistiche. E proprio nell’area di Piazza Oberdan è possibile trovare alcuni esempi che testimoniano alcune di queste fasi, dalle opere giovanili posizionate sul Palazzo del Tribunale e su Palazzo Arrigoni-Saima (fine anni ’20 – inizio anni ’30) a quelle più mature degli anni ’50-’60, come il Cantico dei Cantici e il monumento dedicato agli Alpini.

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I giuristi dell’antica Roma

Richiami classici e retorica di regime nei primi due esempi, come sul cornicione del Palazzo del Tribunale dove, insieme allo scultore Franco Atschko (Asco), Mascherini realizza in pietra tre delle sei statue di importanti giuristi romani. Siamo nei primi anni ’30 e il Tribunale, progettato da Enrico Nordio durante il dominio austriaco, viene rivisto in “chiave italiana” dopo la Prima Guerra Mondiale.

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Il gruppo allegorico della romanità

Del 1929 invece il Gruppo allegorico della Romanità sulla cima di palazzo Arrigoni-Saima, dove l’allegoria posizionata al centro è contornata da due figure femminili. Anche questa realizzata in pietra.

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Cantico dei cantici

Bellissimo, ma di tutt’altra natura, il monumento al Cantico dei Cantici al centro di Piazza Oberdan. Siamo nel 1962, Mascherini è in piena maturità artistica, e la sua ricerca, influenzata anche da una crisi mistica, lo porta ad aggraziare e levigare le forme, allungando le figure verso il cielo (analogo esempio, la statua di San Francesco posizionata presso il cimitero cittadino di Sant’Anna).

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La penna degli alpini con, sullo sfondo, il Tribunale

Infine il monumento dedicato agli alpini, rappresentato da un interpretazione della classica penna. In questo caso Mascherini abbandona le sue caratteristiche figure umane per rappresentare un oggetto, la penna alpina, privo di quella carica drammatica che avevano sempre le sue opere. Non lontano da Piazza Oberdan, all’angolo tra via Palestrina e via San Francesco, si può trovare infine un’ultima opera di Mascherini, una vera e propria chicca, testimonianza dell’ultimo periodo artistico dell’autore, quando all’allungamento delle figure sostituisce il loro intricarsi in figure drammatiche, dove il richiamo ai solchi dei terreni carsici diventa apparato decorativo. Sono gli anni settanta e Mascherini si era appena trasferito a Sistiana, in una splendida villa nel cui giardino campeggiano ancora delle sue figure. Insomma, in un piccolo fazzoletto di città, si può abbracciare, talvolta anche con un unico sguardo, l’opera di uno scultore di grande interesse attraverso alcuni esempi in grado di accennare alla ricerca artistica di una vita… una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto, a libera disposizione della cittadinanza.


MAPPA

1 Comment

  1. Potreste organizzare delle “visite verticali dei palazzi triestini”, con quelle piattaforme aeree, con cui si fanno i restauri. Noleggiare uno di quei mezzi e portare, piccoli gruppi di persone , a vedere da vicino le meravigliose sculture eclettiche, sui palazzi triestini.

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