Ultima fermata Trieste – Campo Marzio, il Museo Ferroviario di Trieste

Sono veramente pochi i musei ferroviari al mondo che possono vantare una cornice architettonica così suggestiva come quella della Stazione di Campo Marzio, costruita nel 1906 in stile Secessione viennese su progetto di Roberto Seelig. Certamente, il Museo Ferroviario di Trieste non potrà vantare un milione di pezzi come il Railway Museum di York in Gran Bretagna, né il sostegno delle Ferrovie dello Stato come nel caso del Museo Nazionale di Pietrarsa a Napoli, ma, grazie all’indomita passione di numerosi e valorosi volontari, il Museo Ferroviario di Trieste si è via via affermato come uno di quelli più importanti in Italia nel suo genere.

L'ingresso principale della Stazione di Campo Marzio

Un progetto nato più di trent’anni fa – l’inaugurazione alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Claudio Signorile avvenne l‘8 marzo 1984 – grazie al grande lavoro di raccolta, catalogazione e restauro della Sezione Appassionati Trasporti dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste. Un percorso lungo, minuzioso e irto d’ostacoli, soprattutto quando la politica aziendale delle Ferrovie, dopo anni di collaborazione, prevede la vendita della Stazione nell’ambito della prima grande stagione delle privatizzazioni. Siamo nel 2003.

Da allora, solo grazie ai vincoli della Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali all’edificio viaggiatori, alla collezione del museo e, più recentemente (2009) all’ “interesse culturale ai binari e rotabili d’epoca”, è stato possibile salvare il destino del Museo Ferroviario di Trieste. Situazione complessa per una onlus come il Dopolavoro Ferroviario, la cui struttura giuridica non consente di accedere a finanziamenti se non attraverso la vendita dei biglietti d’ingresso al Museo. Un quadro complicato dallo stato precario dell’edificio storico che necessita di urgenti lavori di restauro, sia esternamente che internamente.

Seimila circa gli accessi all’anno nei tre giorni di apertura settimanale – 70% dei quali provenienti da fuori Trieste – una classificazione di museo di medie dimensioni, il terzo per accessi a Trieste e un certificato di eccellenza di Tripadvisor, questo il risultato dell’opera volontaria dei curatori del Museo Ferroviario di Trieste.

Plastici, modelli in movimento e diorami, storia delle linee ferroviarie ed illustrazioni, disegni, documenti storici e, naturalmente, locomotive merci e passeggeri, antiche carrozze di treno e di tram, segnaletiche, targhe, attrezzature tecniche… insomma sono almeno 3.000 i pezzi che costituiscono questa ricca ed affascinante collezione. Una collezione ampia che ormai sta stretta negli ambienti della Stazione a lei dedicati e che la pur validissima ed ammirevole opera di cura dei volontari non è sufficiente a valorizzare correttamente, secondo i criteri museografici e di allestimento più appropriati.

La hall d'ingresso della Stazione e del Museo

L’ingresso del Museo avviene attraverso la grande sala d’accesso dell’antica stazione, illuminato dalle ampie vetrate che si affacciano sulla via Giulio Cesare da un lato e sulle piattaforme dall’altro. La sala, con le biglietterie e le sedute d’attesa originali, inizialmente dedicata alle mostre temporanee, è oggi occupata da parte del materiale espositivo che i volontari continuano instancabilmente a raccogliere. Al centro il plastico che mostra la stazione nel suo stato originario, con la grande copertura in ferro e vetro ad arco ribassato a protezione dei binari, oggi scomparsa.

La collezione è organizzata per temi. In corrispondenza della biglietteria originaria si trova la “Sala apparati centrali“, ovvero i sistemi di controllo del traffico ferroviario, dalla segnaletica alle centrali di vigilanza della circolazione dei treni.

Il corridoio con la storia dei collegamenti ferroviari

Il corridoio che distribuisce le originarie sale d’aspetto di prima, seconda e terza classe è occupato invece dalla storia dei collegamenti ferroviari di Trieste, dal progetto della Ferrovia Meridionale (1841-1857) alla galleria di circonvallazione (1981).

Nella sala d’aspetto di prima classe la storia del trasporto tranviario con il diorama del capolinea della linea 6 a Barcola e poi documenti, fotografie e le tabelle di percorrenza che venivano appese alle vetture.

la sala dedicata alle costruzioni in ferrovia

La sala d’aspetto di seconda invece è dedicata alla costruzione delle ferrovie, dei ponti e viadotti, pezzi di rotaia ed attrezzature per la manutenzione delle linee come un quadriciclo a pedali usato dagli addetti per spostarsi.

Nella sala d’aspetto di terza classe un enorme plastico rappresenta il nodo di Opicina nel 1910, dove confluivano la linea Meridionale e quella Transalpina. Sulla parete opposta la ricostruzione di un ufficio di Dirigente Movimento.

La sala sulla trazione a vapore

Nei locali di uno degli ex ristoranti della stazione si tratta invece l’argomento della trazione a vapore (le locomotive) attraverso vari oggetti, modelli, diorami e fotografie.

Infine, ultima inaugurata nel 2008, una sala dedicata alla trazione elettrica, ai banchi di manovra delle locomotive, alle linee aeree, etc..

Il materiale rotabile conservato all'esterno

All’esterno, il cosiddetto materiale rotabile, cioè le locomotive a vapore e quelle elettriche, mezzi diesel da manovra, carrozze passeggeri, carri merci, veicoli speciali e vetture tranviarie. Il mezzo più antico è uno spazzaneve austriaco che risale al 1861.

Da segnalare infine la possibilità di utilizzare una linea in partenza dalla stazione per l’organizzazione di gite con treni storici. Nel passato le iniziative dell’Associazione Ferstoria che organizzava i viaggi hanno avuto un discreto successo. Al momento, per cause tecniche, le gite sono però sospese.

Questi, in (estrema) sintesi, i contenuti del Museo Ferroviario di Trieste, una risorsa importante non solo per gli appassionati del settore, ma anche per capire la storia della città attraverso il rapporto, spesso complicato, con le sue maggiori infrastrutture, sia quelle portuali che quelle ferroviarie.

Manifesto pubblicitario della Ferrovia Meridionale (Südbahn)
Infatti, il legame tra ferrovia e porto è indissolubile sin dall’inizio, cioè da quando la compagnia privata Südbahn, su progetto dell’ingegnere veneziano Carlo Ghega, costruisce la linea ferroviaria Vienna-Graz-Lubiana-Trieste, la cosiddetta Meridionale. Nonostante le perplessità del Municipio triestino, la compagnia privata, in accordo con le autorità imperiali austriache, programma la costruzione del nuovo porto ferroviario, l’attuale Porto Vecchio, e la stazione passeggeri sotto il colle di Scorcola.

L’attuale Stazione Centrale (ex Meridionale), su progetto di Karl Junker, viene inaugurata nel 1856, mentre per l’inaugurazione del porto bisognerà aspettare appena il 1883. Il porto si rivela fin da subito inadeguato, sia per il posizionamento troppo prossimo della diga foranea che ostacola l’approdo delle navi che nel frattempo diventano sempre più grandi sia per il fatto di essere esposto ai venti di Bora.

Ecco perché nel frattempo si sviluppa una zona portuale e poi industriale dalla parte opposta della città, dalla zona di S. Andrea al vallone di Muggia. Ed è proprio lì che arrivano le altre due linee ferroviarie che invece vanno verso l’Istria, cioè la linea Trieste-Erpelle, che si congiungeva poi con la Lubiana-Pola e la linea Parenzana. Ed è lì che lo Stato Austriaco decide di far arrivare la Ferrovia Transalpina che collegava Trieste al nord Europa, attraverso Gorizia e l’attuale Slovenia.

Facciata principale fronte Rive

E’ in questo contesto che nel 1906 si costruisce, su progetto di Roberto Seelig, la Stazione di Campo Marzio, la “Trieste Stato”. Articolazione dei volumi, decorazioni a metà tra architettura eclettica – come i frontoni spezzati – e secessione viennese, come nelle decorazioni floreali e l’interno tuttora conservato, e accesso principale nella facciata laterale non esposta al vento di Bora, ecco le caratteristiche principali di questo raro esempio di architettura liberty applicata ad un edificio pubblico e la cui bella copertura in ferro e vetro venne smantellata ben presto dallo stato italiano per saldare i debiti della guerra di Libia.

Nel secondo dopoguerra, lo sviluppo delle vicende storiche locali priva la Stazione di Campo Marzio della sua utilità strategica. La linea transalpina, passando ora dalla Slovenia viene sostanzialmente dismessa, come la Parenzana nel 1935 e la Trieste-Erpelle. La linea ferroviaria di collegamento serve ancora il Porto Nuovo, il cui collegamento con la linea verso l’Italia è da sempre un problema urbanistico.

Molti triestini si ricordano ancora la linea merci che attraversava tutte le rive, da Porto Vecchio a Nuovo fino al 1981, quando si inaugurò la galleria di circonvallazione sotto la città.

Una linea merci immortalata sulla pellicola del film Senilità di Mauro Bolognini (1961), tratto dall’omonimo romanzo di Italo Svevo. Nella scena finale il protagonista Emilio, interpretato da Antony Franciosa, cerca di raggiungere l’amata Angiolina, Claudia Cardinale, in compagnia del suo nuovo ragazzo, ma è rallentato proprio dal passaggio del treno sulle rive.

GALLERIA IMMAGINI
torretta d'angolo
ingresso principale
dettaglio in stile Liberty
dettaglio della colonnina in ghisa del portico della facciata principale
il modello della Stazione di Campo Marzio
la biglietteria nella hall principale
vendita tabacchi e giornali
una delle targhe di costruzione dei veicoli ferroviari
la sala apparati centrali per il controllo del traffico ferroviario
uno dei quadri luminosi conservati
alcune delle targhe che venivano installate sulle vetture
planimetria del porto ferroviario di Trieste
alcuni copricapi un po' bizzarri, marchiati FS - Ferrovie dello Stato
un'ulteriore biglietteria
la sala dedicata ai tram
alcune delle targhe apposte sui tram
antichi apparecchi telefonici nella sala costruzioni ed impianti fissi
plastico operativo che rappresenta il nodo di Opicina nel 1910
la sala dedicata alla trazione elettrica
un grande quadro di controllo di un mutatore corrente alternata/corrente continua
banco di manovra di locomotiva E 626
il mezzo più antico, lo spartineve del 1861
dettaglio dello spartineve
una delle locomotive a vapore
un veicolo da guerra tedesco risalente alla II Guerra Mondiale
una delle locomotive a vapore
una delle carrozze "Centoporte" conservata
una delle motrici tranviarie del 1933
il "Carro scudo" in servizio sulla linea Trieste-Opicina fino al 2005
INFORMAZIONI
Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio
via Giulio Cesare 1, Trieste

Orari d’apertura
mercoledì, sabato e domenica
9-13

tel. +39 0403794185
(durante l’orario di apertura)
info@museoferroviariotrieste.it
www.museoferroviariotrieste.it