• Politeama Rossetti (1877-1878)

    Nicolò Bruno, Giovanni Scalmanini

Politeama Rossetti, dove va in scena la storia di Trieste

Non solo attori e cantanti, ma anche acrobati, clowns, atleti, domatori, ginnasti, e poi anarchici, liberal-nazionali, nazisti, sindacalisti, socialisti… molti hanno calcato il palcoscenico del Politeama Rossetti, dove si sono svolte pagine importanti della storia di Trieste.

Le grandi esibizioni di Caruso e della Callas, la scoperta di Pirandello e di Shaw, l’operetta con il suo festival estivo, le magie del circo con cavalli, acrobati e clowns, il battesimo del movimento futurista con Marinetti, il teatro di ‘rivista‘ da Fregoli a Petrolini, e poi Cecchelin, le prime pellicole cinematografiche di Méliès e Cabiria di D’Annunzio, gli spettacoli sportivi di boxe con Giovanni Raicevich, Erminio Spalla e Primo Carnera ed infine gli appuntamenti politici, come i comizi elettorali dei liberal-nazionali, le assemblee socialiste in occasione dello sciopero dei fuochisti del Lloyd, il debutto oratorio di Mussolini, la presa di possesso delle truppe jugoslave durante l’occupazione titina alla fine della seconda guerra mondiale… basterebbe questo parziale elenco per riconoscere l’importanza storica del Politeama Rossetti, che il suo stesso statuto definisce “teatro popolare” dove mettere in scena “ogni sorta di spettacolo” (politeama in greco).

Collocato su una delle direttrici di sviluppo della città, il Politeama Rossetti è uno degli edifici più rappresentativi di quella parte di città che nel nostro itinerario chiamiamo “il grande salotto cittadino”, il luogo preferito di ritrovo dei triestini, un salotto tra gli alberi, affollato di caffè, birrerie, ristoranti, luoghi di ballo e di musica, gelaterie.

Una vocazione lontana, dove Domenico Rossetti, patriota, filologo, storiografo ed antiquario costruisce la propria residenza di campagna trasformando l’argine dell’acquedotto, l’attuale viale XX Settembre, in viale alberato.
Probabilmente è per questa ragione che il Politeama Rossetti porta il suo nome, a pochi metri dalla via omonima e a qualche centinaio di metri dalla statua eretta in suo onore presso l’ingresso del giardino pubblico Muzio De Tommasini.

Una storia un po’ travagliata quella del Politeama Rossetti, a partire dalla sua costruzione.

 

La facciata principale con l'ingresso

La facciata principale con l’ingresso

Frutto di un’iniziativa privata il cui scopo era quello di valorizzare i terreni per lo sviluppo speculativo di questa parte di città, il Politeama Rossetti viene ideato da un gruppo di imprenditori locali capeggiati dal barone Emilio de Morpurgo, figura di primo piano dell’economia triestina, la cui famiglia controlla il Lloyd Austriaco (compagnia di navigazione e di assicurazioni) ed è lealista verso il potere imperiale.

La progettazione dell’edificio viene affidata all’ingegnere ligure Nicolò Bruni, già autore del teatro Gustavo Modena a Genova, e del Politeama genovese, a cui viene affiancato un noto architetto locale, Pietro Scalmanini.

poca perizia d’arte in fatto di costruzioni di teatro

Ma il ricorso ad un architetto non triestino e la provenienza dei capitali da imprenditori filo-austriaci viene letto come una minaccia sia per il teatro comunale sia per l’italianità della città. Per questo motivo i giornali locali, in occasione della prima inaugurazione, ne stroncano sia lo spettacolo che la struttura.

Giudizi un po’ ingenerosi, riabilitati solamente trent’anni dopo, nel 1910, quando l’autorevole scrittore e giornalista Silvio Benco lo definisce “esempio di modernità, grande teatro di democrazia”. Il Politeama Rossetti esce dall’oblio e diventa protagonista della vita cittadina a tutto tondo.

Una storia un po’ travagliata dunque, dove il teatro cambia volto nel corso della sua storia. Da teatro spiccatamente popolare all’inizio con le sedute in panche di legno, le esili colonnine in ferro che sorreggono le gallerie, i finti marmi e stucchi che sono tra le poche decorazioni, se si esclude il sipario disegnato e dipinto da un noto pittore locale, Eugenio Scomparini. Tuttavia il progetto di Bruni presenta delle innovazioni interessanti, come la fossa per l’orchestra ribassata o la copertura del teatro apribile.

Nel 1928 la seconda inaugurazione dopo i lavori di restauro di Umberto Nordio, aiutato da un giovane artista, Marcello Mascherini. La collocazione di nuove poltrone in platea non consentiranno più l’allestimento del circo o di un ring di boxe, ma con la nuova illuminazione, la nuova scala d’accesso e i nuovi bar, il Politeama Rossetti assunse un nuovo aspetto, decisamente più chic.

Ulteriori due interventi di restauro, uno nel 1969 ad opera sempre di Nordio, che per i problemi di infiltrazioni d’acqua dalla cupola dovrà fare rinunciare alla possibilità di aprirla e poi uno del 2001 gli donano la configurazione attuale.

Oggi il teatro Politeama Rossetti si dedica essenzialmente alla stagione di prosa e a qualche concerto di musica leggera. E’ uno dei capisaldi della vita sociale della città e il baricentro di quel salotto cittadino dove si svolge il loisir urbano principale della città.


MAPPA

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *