Rosini, dove l’eleganza è sempre stata di casa

L'interno del negozio

L’interno del negozio

Si sa, la scarpa è sempre quel dettaglio in grado di donare eleganza… e di eleganza, il negozio di calzature Rosini in via Dante, a due passi da Piazza della Repubblica, ne ha da vendere. A partire dall’arredo stesso, che pur risalendo a più di un secolo fa è ancora in splendida forma, intatto nel suo aspetto originale fatto di raffinate boiserie in legno, di specchi con le cornici dorate, di banchi in marmi pregiati, di un pavimento ricoperto da un tappeto arabescato che addomestica qualsiasi suono rendendo il negozio una vera e propria elegante teca di cristallo.

Costruito da maestranze giunte appositamente da Vienna per la Ditta Fassel, che avviò l’attività del negozio nel 1913, la struttura originaria è rimasta pressoché invariata, se si escludono l’aggiunta di due file di sedie per le prove dei clienti, la sostituzione dei lampadari e qualche ulteriore piccolo intervento negli anni successivi.

Nel 1932 Guido Rosini, il nonno degli attuali proprietari, rilevò il negozio dalla Ditta Fassel di Vienna e decise di affiancare alla sua già avviata attività di artigiano stivalaio quella di commerciante di calzature. L’industria calzaturiera era appena nata in Italia, ma questo non lo scoraggiò e decise di cambiare il suo business.

Da vecchio socialista ed anticlericale – ci racconta oggi il nipote Roberto, sorridendo e ricordando l’aneddoto –  decise però di sbarazzarsi subito degli scomodi lampadari in ferro battuto decorati con delle sfingi un po’ lugubri, donandole alla cappella del cimitero di Sarteano, in provincia di Siena, di cui originario.

Certo, se l’avesse saputo, Alfred Zempliner, titolare della ditta di prodotti in metallo (metallwarenfabrik) di Vienna, la cui targhetta campeggia ancora sulla porta d’ingresso del negozio, inventore di alcune soluzioni tecniche per migliorare le prestazioni di montaggio delle lampade sospese e di meccanismi per le porte in ferro, non sarà stato molto contento.

Alfred Zempliner, brevetto per lampada sospesa, 1897

Alfred Zempliner, brevetto per lampada sospesa, 1897

Tuttavia per Guido Rosini i lampadari originali erano veramente insostenibili e, al loro posto, comprò dei nuovi lampadari, quelli tuttora esistenti, totalmente innovativi: erano le prime lampade al neon.

Il negozio con le luci al neon

Il negozio con le luci al neon

Le stesse lampade al neon che campeggiavano all’esterno, sopra le vetrine del negozio, davanti ai lucernari che ne illuminavano l’interno. Queste vennero tolte nel secondo ed unico intervento di rilievo negli anni, quando negli anni sessanta si decise di sostituire i neon esterni e gli infissi.

Al posto delle finestre vennero posizionati dei pannelli e fu rivista la colorazione delle pareti e del soffitto secondo i consigli di Perizzi, titolare dell’omonima e famosa ditta triestina di tessuti ed arredamento nata nel 1927.

La ditta Perizzi è un punto importante della storia di Trieste: il capostipite Giovanni Perizzi, nel 1927, lavorò agli arredi della motonave Saturnia, la più grande e lussuosa del tempo; nel 1945 i figli Nino e Tullio inaugurarono il loro primo negozio d’arredamento e, grazie all’attività del laboratorio, si specializzarono offrendo arredi ‘chiavi in mano’ per le navi prestigiose prima, per grandi e famosi hotel di lusso a Roma e a Venezia poi. A Perizzi si deve anche la scelta della tinteggiatura rossa del soffitto a cassettoni, i cui muri appartengono però all’edificio che contiene il negozio, il palazzo della RAS.

Affidarsi alle migliori ditte chiamate appositamente da Vienna, aggiornarsi con le prime lampade al neon negli anni trenta ed infine ritoccarlo grazie ad una delle ditte di arredi più importanti di Trieste… tutto ciò dimostra che la ricerca della qualità nel prodotto probabilmente premia sempre e il negozio di calzature Rosini è sempre là, dal 1913, a dimostracelo.


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