Il grande salotto cittadino

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Biagio Marin

 “Il grande salotto cittadino è aperto a tutti, non conosce distinzione e ripulse. È bello stare seduti al margine, magari sotto il platano del Rossetti, e ascoltare il brusio che viene da quella folla che fluisce e rifluisce come una marea, tra i bordi orlati di sereni o ridanciani discorsi”

“Il grande salotto cittadino”. E’ con queste parole che Biagio Marin, in “Strade e Rive di Trieste”, definisce quella porzione di città che, a partire dai portici di Chiozza, all’inizio di Viale XX Settembre, si estende nella valle di Guardiella dove scorreva un potok (ruscello) e scendeva l’acquedotto teresiano nel Settecento.

La città nuova, operosa e senza un filo di verde, finiva all’altezza dei portici di Chiozza ed oltre era solo campagna, orti e boschetti. E’ in questa zona che Domenico Rossetti, patriota, filologo, storiografo ed antiquario (Magris, Microcosmi) costruisce la sua residenza di campagna trasformando l’argine dell’acquedotto in viale alberato.

Da quel momento in poi Viale XX Settembre (già Contrada dell’Acquedotto) divenne il “grande passeggio”, il luogo preferito di ritrovo dei triestini, un salotto tra gli alberi, affollato di caffè, birrerie, ristoranti, luoghi di ballo e di musica, gelaterie.

E’ in questa parte di città, come per esempio al Caffè Rossetti, che si incontravano gli intellettuali dell’epoca, scrittori come Svevo, che abitava in Viale, e Saba, o ancora musicisti, pittori, filosofi e professori. Anche James Joyce, nei vari alloggi  che cambiò per la città, abito per un certo periodo in una trasversale del Viale. Agli inizi del Novecento i patrioti irredentisti si ritrovavano al caffè Fabbri ai Portici di Chiozza, fino all’apertura nel 1914 del Caffè San Marco, l’unico rimasto superstite ed inalterato. Poi scendevano dal Teatro Rossetti per manifestare per l’Italia fino ai Portici di Chiozza, dove l’esercito austriaco aveva l’ordine di impedire che i manifestanti potessero raggiungere l’odierna Piazza Unità d’Italia, il centro politico della città.

Nel frattempo la città si espandeva. Il teatro Politeama Rossetti, costruito per valorizzare i terreni circostanti, diventa il motore dello sviluppo urbano di un’area le cui case cominciarono a costituire, come dice Marin, “argini alti e compatti”. E’ a metà dell’Ottocento che, al centro di questa nuova foresta di pietra, che venne aperto il Giardino Pubblico Muzio de Tommasini, una sorta di piccolo Central Park cittadino, rifugio nel verde della città operosa, memoria della storia cittadina dove man mano vengono collocati i busti in pietra e bronzo dei cittadini illustri nelle arti e nella vita cittadina, una specie di “galleria civica” della città.

L’itinerario del “salotto cittadino” racconta i luoghi delle passeggiate nel verde fuori porta, i ritrovi degli intellettuali e degli artisti, il loro ricordo impresso nei busti del Giardino Pubblico, i palazzi della città in espansione, il luoghi della riflessione e dell’ozio.

PERCORSO

Partenza dai Portici di Chiozza, importante luogo di cesura tra la città settecentesca e l’espansione successiva: è lì che si trovava uno dei caffè più frequentati dagli irredentisti e lì l’esercito austriaco disperdeva le loro manifestazioni.

Si risale un tratto di Viale XX Settembre (già Contrada dell’Acquedotto) e luogo delle passeggiate fuori porta per poi fare tappa presso il Caffè San Marco in via Battisti. Dietro il caffè, il Tempio Israelitico, uno dei più grandi d’Europa, costruita nel 1912 su progetto di Ruggero ed Arduino Berlam.

Da lì si ritorna in Viale XX Settembre per visitare il palazzo Viviani-Giberti, casa d’abitazione in stile liberty lombardo, costruita nel 1907 su progetto del noto architetto milanese Giuseppe Sommaruga, riconoscibile per le due cariatidi al piano terra che introducevano all’ingresso della sala teatrale, poi cinema, posta al piano terra della corte. 

Riprendendo via Gatteri in direzione di via Battisti, si risale verso il monumento a Domenico Rossetti, opera degli scultori Rivalta e Garella con allegorie della Poesia, della Giurisprudenza e Poesia. Di fronte Casa De Leitenburg, opera neorinascimentale eclettica di Ruggero Berlam.

A seguire percorso tra erme e busti del Giardino Pubblico Muzio de Tommasini costruito tra gli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento tra le quali spicca la serie di lavori di Giovanni Mayer (ritratti di Italo Svevo, Giuseppe Caprin, Giuseppe Sinico, Giuseppe Rota e Umberto Veruda), quella di Nino Spagnoli con i volti noti della Trieste Novecentesca (Silvio Rutteri, Anita Pittoni, Letizia Fonda Savio, Julius Kugy, Biagio Marin, Giulio Camber Barni e Gianni Bartoli) oltre ai noti interventi di Ruggero Rovan che ritrae un pensoso Giani Stuparich e Marcello Mascherini che si cimenta nel ritratto di James Joyce.

All’uscita, dopo aver dialogato con il caricaturale ritratto di Virgilio Giotti, opera di Tristano Alberti e con l’erma di Umberto Saba, portata a compimento dallo scultore muggesano Ugo Carà, ed aver goduto della scenografica vista del Teatro Politeama Rossetti, sito alla sommità di uno scenografico scalone (progetto del genovese Niccolò Bruno e Giovanni Scalamnini tra il 1877 e il 1878) si risale via Cologna dove, all’angolo con via Galilei si ritrova un edificio di gusto secessionista che ospitava l’atelier dello scultore goriziano Luigi Conti, che venne poi rilevato dal nipote Gianni Marin.

Alla fine di via Galilei all’angolo con via Giulia, spicca la Casa delle Civette (Casa Righetti, 1903) degli architetti Giusto Righetti e Carlo Maria Mosco, che unisce echi liberty ad altri di gusto tardo eclettico e che venne bollata con toni fortemente negativi da Biagio Marin nel suo romantico tour della città. Risalendo il viale vale la pena di citare Casa Marin, commissionata dallo scultore triestino a Ruggero ed Arduino Berlam ed ultimata tra il 1905 e il 1906.

Tappa finale con un bicchiere di vino in trattoria da Robi, in via Scussa, a poca distanza dalla quale visse per alcuni mesi James Joyce in un appartamento al primo piano.

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COMMENTI

1 Commento

  1. Purtroppo il sito non è interattivo … se clicco su La casa delle civette dovrebbe aprirsi il collegamento con la scheda dell’edificio

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