Spazio5… questa non è una galleria d’arte

Non è sufficiente parafrasare Magritte (“ceci n’est pas une pipe“) per provare a descrivere il significato di Spazio5, una galleria d’arte la cui definizione classica sta un po’ stretta.

Nata nel 2014 in via Giulia 5, non è visibile dalla strada, ma occupa l’appartamento in cui soggiornava il custode del palazzo, una delle numerose case Berlam, questa opera di Ruggero nel 1898. “E’ una galleria al piano – ci tiene a precisare Manuel Fanni Canelles, uno dei cinque soci dell’associazione culturale che ha dato vita a questo spazio – come nella miglior tradizione mitteleuropea.

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Opere di Hermann Nitsch per la mostra AEIOU – Austriens in second 20th Century

Tuttavia il rapporto con la tradizione si ferma qui. L’operazione culturale di Spazio5 parte da un altra esperienza artistica, quella del teatro con lo Studio OpenSpace, il cui obbiettivo era quello di indagare il rapporto tra corpo e spazio. E’ nelle radici di questo laboratorio di linguaggi espressivi, nato nel 2005 e con numerose produzioni alle spalle, che va cercato il punto di partenza della nuova esperienza di Spazio5.

Negli anni, il lavoro di ricerca tra spazio e corpo porta Studio OpenSpace a partecipare a diversi laboratori di creazione artistica spesso in collaborazione con gallerie d’arte, attraverso incursioni ed eventi performativi. E’ attraverso queste esperienze che prende corpo l’esigenza di tradurre l’esperienza artistica teatrale in un nuovo progetto artistico e culturale.

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Le tre sale che compongono la galleria d’arte

E’ a questo punto l’idea di riproporre una galleria al piano, secondo le migliori tradizioni mitteleuropee, si sposa con quella di accogliere gli artisti in una abitazione, di farli sentire a casa.

Ma tutto ciò non è sufficiente, quello che interessa Spazio5 è porre una riflessione sull’arte e sul sistema artista-critico/storico-gallerista. Un rapporto che in Italia non è sano, e va perciò rivisto, indagato, eluso attraverso proposte concrete. Questo è un altro degli obiettivi, non secondario, del progetto Spazio 5. L’idea è quella che sia l’artista a chiamare ad esporre l’artista, non necessariamente il curatore. “Va spezzato un monopolio, vanno messi in discussione i ruoli consolidati (ib.)”.

Questo il progetto di Spazio5, un collettivo un po’ stile anni 70, composto, oltre che da Manuel Fanni Canelles, da Lara Pozzar (artista), Elisa Puppi (storica dell’arte), Alessandro Mendizza (videomaker) e Andrea Vivoda (informatico e jolly).

Anche lo stile della programmazione di Spazio5 nasce dal teatro e, più in particolare, dall’esigenza di un progetto dal format rigido. Per questo motivo il programma si basa su una mostra importante ed un storica all’anno più tre piccole personali di giovani artisti da 20 giorni ciascuna.

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Una delle opere storiche di Jorrit Tornquist in mostra

Una programmazione fitta che fino al 18 aprile 2015 si concentra sulla mostra AEIOU – AustriEns In secOnd 20th CentUry, insieme ad un’altra neonata galleria d’arte di TriesteMLZ Art dep, e curata da Miroslava Hàjek, una selezione di opere di alcuni dei nomi fondamentali dell’arte contemporanea austriaca degli ultimi decenni del secolo scorso.

Una mostra da non perdere, un percorso che va dai grandi azionisti  viennesi degli anni 70 fino al colorismo delle esperienze pittoriche di Jorrit Tornquist, per testimoniare una parte del percorso dell’arte austriaca lungo gli ultimi decenni del XX secolo, attraverso anche quelle decadi meno conosciute come gli anni Ottanta e Novanta.

INFORMAZIONI
Spazio5
Via Giulia 5, Trieste

tel. +39 040 635589
spazio5.italia@gmail.com
www.spazio5.net

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