Trieste anni ’30

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Siamo nel 1919, la Grande Guerra è appena terminata e a Trieste si è insediato da poco un governatorato civile che porterà all’annessione vera propria della città nel 1921. Eppure a Trieste, proprio nel 1919, nascono i fasci triestini di combattimento, tra i primi in Italia, i più numerosi nel 1921. E’ il cosiddetto “fascismo di confine”, un fenomeno significativo alimentato dal risentimento per la “vittoria mutilata” (locuzione dannunziana ad esprimere la mancata annessione della Dalmazia settentrionale ed altri territori al termine della grande guerra) e dall’odio nazionale anti-slavo causato dal diffondersi di quei nazionalismi che, all’inizio del ‘900, avevano portato alla prima guerra mondiale.

La città esce malconcia dalla prima guerra mondiale: disagio economico e sociale, le distruzioni e i morti, l’incertezza del futuro, un rimescolamento del quadro demografico con l’abbandono della comunità tedesca e ungherese a cui si sostituisce l’arrivo del “regnicoli”, espressione di una nazione povera e provata dalla guerra.

 

Attilio Tamaro

“E’ calato qui uno stormo di parassiti, tenori, baritoni, violinisti, mandolinisti… chitarristi”

 

E’ con queste parole, sprezzanti, che Attilio Tamaro, irredentista triestino, descrive nel 1919 l’arrivo degli italiani a Trieste, facendo propri gli stessi schemi intellettuali della propaganda austriaca. L’entusiasmo per l’arrivo dell’Italia si scontra presto con la realtà e il fascismo di confine avrà vita breve, la città si rende conto subito di essere periferia del paese. E non la vive bene. Non sembrerà un caso allora che, dopo l’armistizio del’8 settembre, i primi soldati tedeschi scendono in città in bicicletta, come se tornassero da una scampagnata per dire alla città ”ehi, siamo noi, siamo tornati a casa”. Non a caso Trieste non farà parte della Repubblica di Salò, diventerà direttamente parte dello Stato Tedesco, Adriatisches Küstenland.

Per raccontare questo periodo storico, dalle ‘ruggini’ post-irredentiste, cioè post Grande Guerra all’arrivo dei nazisti, abbiamo scelto la zona di Piazza Obedan, sia per il suo significato storico, che per quello architettonico e simbolico. Il quartiere è uno dei primi e principali interventi del regime fascista, ma insiste su un area storicamente importante anche precedentemente, dove cioè sorgevano le caserme austriache e venne giustiziato Guglielmo Oberdan, l’irredentista triestino che, catturato con due bombe ed autoaccusatosi, venne giudicato traditore dello Stato Austriaco ed impiccato nel 1882.

Ma è anche la zona dove insiste il Palazzo di Giustizia, progettato dallo stato Austriaco, rivisto in “chiave italiana” e costruito dall’Italia, durante la guerra poi sede del comando nazista.

E‘ infine quella area dove si può comprendere non solo il disegno della città fascista, ma anche la transizione dall’eclettismo al modernismo in architettura.

Forse non è un itinerario sufficiente a comprendere tutta la città anni ’30, ci sono altre zone di Trieste ed altri edifici importanti, ma ad aprire un ulteriore squarcio sulla difficile storia della città.

PERCORSO

Partenza da piazza Oberdan con la sua storia e il suo ruolo urbano. Cenni sul lato occidentale della piazza con il Borgo Teresiano, Palazzo Vianello, l’Hotel Balkan e palazzo ex-Saima.

I palazzi porticati che si affacciano sulla piazza, a partire da quelli tardo-eclettici come Palazzo INA (1930) dell’architetto Ugo Giovanozzi e Palazzo Telve del 1931, dove permangono elementi stilistici come l’uso del bugnato, delle cornici delle finestre timpanate, lesene e ampli cornicioni. Poi da segnalare i palazzi più moderni, dove la medesima scansione tipologica – il porticato, le finestre regolari e la dimensione degli edifici – è spogliata di ogni elemento decorativo a cui si sostituisce il solo rivestimento in pietra: la Casa del lavoro (ex Opera Nazionale Balilla) del 1934-1948 su disegno di Umberto Nordio e Raffaello Battigelli, e il Palazzo della Ras, sempre di Umberto Nordio, ma del 1934-1936.

La seconda tappa è poco distante, tra il Palazzo dell’INA e la Casa del Lavoro si trova la Casa del Combattente e Museo del Risorgimento, l’edificio simbolicamente più importante dell’intero complesso. E’ in quel luogo che era  presente la cella in cui venne rinchiuso Guglielmo Oberdan. Opera di Umberto Nordio, è un edificio molto interessante, modernista nell’insieme, con un uso raffinato del mattone e della pietra, su cui si innesta una torre asimmetrica rispetto al corpo dell’edificio, e che sale fino a 54 metri. Una sorta di “campanile laico“, che ricorda le torri dei broletti medioevali, così come l’uso dei materiali evoca l’architettura bizantina. Un opera importante simbolicamente ed estremamente interessante dal punto di vista architettonico.

Dalla casa del combattente, ripassando per piazza Oberdan e poi via Beccaria, si può raggiungere largo Piave dove, all’angolo con via Cicerone si trovano le Case Ghira, un edificio residenziale di stampo decisamente razionalista, caratterizzato dagli ampli balconi a raccordo curvo.

Da lì, attraverso via Cicerone si può raggiungere il Liceo-Ginnasio Dante Alighieri, la nuova sede dell’istituto simbolo dell’italianità, precedentemente collocata in Largo Panfili. Opera del 1934-36 di Vittorio Privileggi, l’edificio è caratterizzato da un ampio porticato in pietra e mattoni da cui si accede all’ingresso principale con il famedio dei caduti della scuola nella prima guerra mondiale.

Si è così giunti praticamente di fronte al Palazzo di Giustizia, opera di Enrico Nordio. L’enorme edificio progettato sotto l’Impero Asburgico, venne poi rivisto in chiave italiana ed inaugurato nel 1929. Sede principale del “Supremo Commissariato per il Litorale Adriatico” del comando tedesco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, è teatro degli scontri più importanti durante la liberazione della città. Dai sotterranei del Palazzo di Giustizia partiva una galleria sotterranea che collegava il comando ad un ampio rifugio antiaereo e, da lì, alla villa dove risiedeva il Comandante generale della città.

Ultima tappa, proprio il rifugio antiaereo costruito dai nazisti e denominato Kleine Berlin. In via Fabio Severo, all’altezza del numero civico 11, il complesso è gestito dal Club Alpinistico Triestino ed è visitabile ogni ultimo venerdì del mese dalle ore 20.00 alle ore 22.30 circa. Oltre al vasto complesso ipogeo, si possono visitare diverse collezioni di cimeli e testimonianze della seconda guerra mondiale.

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COMMENTI

1 Commento

  1. Per restare in tema e nei paraggi vi consigliamo di visitare il Museo del Mare , un museo inaugurato nel 1904 ed incentrato sulla storia dell’attivita portuale di Trieste .

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